Intelligenza Artificiale: la visione dell’esperto
Ormai l’AI si sta dimostrando uno degli strumenti più importanti degli ultimi tempi. Sempre più settori, tra cui anche quello scolastico, stanno approfondendo codesta tematica per concepirne l’utilizzo e l’utilità.
In merito a ciò, un pedagogista esperto di nome Daniele Novara, durante un suo intervento, ha consigliato come “sfruttare” nel miglior modo possibile la nuova frontiera dell’AI. Inoltre, Novara ha messo in evidenza i pregi e i difetti delle nuove tecnologie, e che comunque il fulcro dovrebbe essere sempre una completa e sana formazione ed educazione delle nuove generazioni.
Daniele Novara sui “nuovi progetti” del Governo per l’implementazione dell’IA nella formazione
A tal proposito, il pedagogista Novara ha espresso la sua opinione, mettendo in discussione la strategia del Governo di realizzare a tutti i costi una scuola estremamente “digitalizzata”.
L’esperto ha infatti ribadito:
“Secondo Valditara, bisognerebbe insegnare informatica anche nelle classi della primaria e che servirebbe approfondire il tema dell’Intelligenza Artificiale. In realtà, tali parole non sarebbero altro che la prosecuzione della saga di cui non se ne sentiva il bisogno, ossia quella della scuola digitale”.
Al suo discorso, Novara ha aggiunto:
“Un ritornello che sentiamo da oltre un decennio e che, oggettivamente, non ha portato alcun beneficio agli studenti ma ne ha portati molti a tutte quelle aziende che puntano sul business tecnologico. Ora si arriva addirittura a parlare di Intelligenza Artificiale, cosa contraria a ogni buonsenso per chi ha a cuore la crescita sana dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze”.
Insomma, sembra che il pedagogista sia portavoce di una mentalità non propriamente attuale, poiché pare “rinnegare” il contributo della tecnologia in ambito scolastico. In realtà si può analizzare la questione sotto un altro aspetto.
Differenza tra AI e “tecnologia comune”
E’ opportuno contestualizzare sia il pensiero di Valditara, sia quello di Daniele Novara. Sia chiaro che nessuno dei due ripudia lo strumento tecnologico a scuola, ma è importante contestualizzare la tecnologia all’interno dei programmi didattici più recenti.
Come lo stesso pedagogista spiega, è opportuno distinguere il comune utilizzo dello strumento tecnologico e la sua esasperazione.
A volte, l’impiego della AI risulta “forzato” e proposto anche dove non sarebbe necessario. Il rischio è di imporre contesti non consoni all’aspetto sociale in cui i ragazzi dovrebbero identificarsi a scuola. Dopotutto, un tentativo “semi-fallimentare” è già stato registrato con la didattica a distanza durante il periodo Covid 19.
A tal proposito, il pedagogista ha dichiarato:
“Tornando alla scuola, bisogna distinguere tra quello che è il comune e utile repertorio tecnologico, che da sempre la didattica utilizza, e la volontà di imporre situazioni che si allontanano dal reale scopo scolastico. Perché è necessario ribadirlo: la scuola è prima di tutto una comunità sociale, di apprendimento esperienziale. Ed è proprio l’esperienza diretta, di laboratorio operativo, che permette di attivare apprendimenti duraturi. Abbiamo tutti e tutte sotto gli occhi come l’esperimento avvenuto con la DAD abbia totalmente fallito e questo i ministri post covid dovrebbero ricordarlo. Non è stato utile né alle famiglie, né agli insegnanti, né agli alunni accasciati nelle dimore casalinghe ma senza la spinta neuro cognitiva data dalla presenza sensoriale, corporea e attiva dei compagni”.
In conclusione, secondo Novara occorre riportare al centro dell’insegnamento scolastico, lo studente in grado di valorizzare gli aspetti sociali.