Postea Piso in citeriorem Hispaniam quaestor pro praetore missus est annitente Crasso,
quod eum infestum inimicum Cn. Pompeio cognoverat. Neque tamen senatus provinciam inuitus dederat, quippe foedum hominem a re
publica procul esse volebat, simul quia boni complures praesidium in eo putabant et iam tum potentia Pompei formidulosa erat.
Sed is Piso in provincia ab equitibus Hispanis, quos in exercitu ductabat, iter faciens occisus est. Sunt qui ita dicant
imperia eius iniusta superba crudelia barbaros nequivisse pati; alii autem, equites illos, Cn. Pompei veteres fidosque
clientis, voluntate eius Pisonem aggressos: numquam Hispanos praeterea tale facinus fecisse, sed imperia saeva multa antea
perpessos. Nos eam rem in medio relinquemus. De superiore coniuratione satis dictum.
Versione tradotta
In seguito Pisone, allora questore, fu inviato nella
Spagna citeriore come propretore, con l’assenso di Crasso, che era venuto a sapere che questi era acerbo nemico di Pompeo.
Tuttavia neanche il Senato gli aveva dato la provincia malvolentieri, poiché voleva allontanare un uomo così infame dallo
Stato; e contemporaneamente molti aristocratici pensavano di trovare in lui un rimedio contro il potere di Pompeo, già allora
temibile. Ma quel Pisone, mentre si recava nella sua provincia, fu ucciso dai cavalieri spagnoli che militavano nel suo
esercito. Alcuni sostengono che quei barbari non potessero più sopportare un capo così spietato, ingiusto, arrogante; altri,
invece, dicono che quei cavalieri, antichi e fedeli clienti di Pompeo, per ordine di questo avessero commesso un simile
misfatto, visto che in precedenza avevano tollerato comandanti dispostici. Lasceremo la questione in sospeso. Basti quello già
detto sulla precedente congiura.
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- Bellum Catilinarium di Sallustio
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