La scuola è laica: dibattiti sull'ora di religione cattolica

Scuola sempre più laica: oltre un milione gli studenti che saltano religione

Scuola sempre più laica: oltre un milione gli studenti che saltano religione

Il dibattito sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali italiane si intensifica, evidenziando una crescente aspirazione verso un modello educativo più laico. I dati mostrano un incremento significativo degli studenti che scelgono di non frequentare l’ora di religione, raggiungendo la cifra di 1 milione e 164 mila alunni nell’anno scolastico 2023/24, pari al 16,62% del totale.

In questo scenario si contrappongono due visioni: da un lato l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), che considera l’ora di religione un “fardello” per il sistema scolastico, dall’altro lo Snadir, sindacato dei docenti di religione, che difende il valore formativo della disciplina.

La questione riveste particolare importanza per famiglie e studenti, chiamati ogni anno a scegliere se avvalersi o meno di questo insegnamento, in un contesto sociale sempre più multiculturale e in continua evoluzione.

Dati e numeri

L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha recentemente raccolto dati significativi sulla frequenza dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali italiane. Secondo questi dati, gli studenti che hanno scelto di non frequentare l’ora di religione hanno raggiunto la cifra record di 1 milione e 164 mila, con un incremento di 68 mila unità rispetto all’anno precedente.

La percentuale è passata dal 15,5% dell’anno scolastico 2022/23 al 16,62% nel 2023/24, segnalando una tendenza in crescita. L’Uaar, attraverso il suo segretario nazionale Roberto Grendene, ha inoltre evidenziato come questi dati “incredibilmente manchino dal Portale unico dei dati della Scuola”, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle informazioni relative a questo tema.

Opinioni e posizioni contrastanti

L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti critica apertamente il ministro Valditara, accusandolo di favorire eccessivamente l’insegnamento religioso attraverso “concorsi farsa per assumere docenti scelti dal vescovo” e promuovendo lo studio della Bibbia in chiave identitaria già dall’età di sei anni. L’UAAR sollecita una scuola più laica, definendo l’ora di religione cattolica un “fardello” da superare.

Orazio Ruscica, leader dello Snadir, respinge fermamente queste accuse, sostenendo che l’analisi dell’UAAR risulta “parziale e fuorviante”. Il sindacalista sottolinea come, nonostante il lieve calo, l’insegnamento della religione cattolica continui ad essere scelto dalla maggioranza degli studenti italiani, con una media del 90,6% di adesioni negli ultimi trent’anni.

Il ruolo formativo dell’insegnamento religioso

Secondo Orazio Ruscica, leader dello Snadir, l’insegnamento della religione cattolica rappresenta molto più di una semplice trasmissione di nozioni disciplinari. Si tratterebbe di una vera e propria “arte educativa” che intreccia metodo e passione, trasformando i saperi in competenze concrete e obiettivi formativi chiari.

Ruscica sottolinea come questo insegnamento punti a sviluppare negli studenti non solo capacità intellettuali, ma anche attitudini fondamentali come il dialogo autentico, la libertà interiore e il senso di giustizia.

L’ora di religione viene presentata dal sindacalista come un percorso di educazione integrale, capace di accompagnare i giovani nella loro crescita personale e culturale, offrendo uno sguardo ampio, inclusivo e profondamente umano. Prima di definire questo insegnamento un “fardello”, sostiene Ruscica rivolgendosi all’Uaar, bisognerebbe conoscere effettivamente cosa accade durante quei 60 minuti, valutando il grado di attenzione e interesse degli studenti e la preparazione professionale dei docenti coinvolti.

Divergenze territoriali e prospettive regionali

L’analisi territoriale mostra significative differenze: Enna, Napoli e la provincia di Andria-Barletta-Trani registrano meno del 3% di rinunce all’IRC, mentre Firenze supera il 50%. Bologna si attesta al 47%, Aosta, Biella e Mantova intorno al 40%. Queste variazioni evidenziano un divario Nord-Sud che alimenta il dibattito sulla gestione dell’insegnamento religioso nelle diverse realtà locali.

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