Un gruppo di giovani ricercatori italiani ha recentemente indirizzato una lettera aperta alla ministra dell’Università e Ricerca Anna Maria Bernini, esprimendo profonda preoccupazione per il futuro della ricerca in Italia. La comunicazione, firmata da parte dei circa 16.000 assegnisti che operano nelle università e negli enti di ricerca nazionali, mette in luce le criticità derivanti dalla recente riforma contrattuale.
I firmatari denunciano l’incertezza lavorativa e la mancanza di prospettive concrete per chi ha deciso di investire il proprio talento nel sistema della ricerca italiano, chiedendo chiarimenti sulle strategie ministeriali per tutelare i giovani talenti scientifici.
Contesto e analisi della lettera
La lettera aperta evidenzia le problematiche legate alla recente introduzione dei contratti di ricerca (CDR) in sostituzione degli assegni di ricerca (AdR). Sebbene i CDR offrano alcune tutele aggiuntive, il loro costo elevato per le istituzioni ridurrà inevitabilmente le posizioni disponibili.
Questo cambiamento penalizza particolarmente i neo-dottorati, costretti a competere con ricercatori più esperti per le medesime opportunità. I firmatari esprimono preoccupazione per un sistema che rischia di escludere le nuove leve, evidenziando come alcune università stiano già ricorrendo a soluzioni improvvisate come l’estensione del limite d’età delle borse per giovani promettenti, strumenti che tuttavia non garantiscono tutele basilari come malattia, maternità o contributi pensionistici.
Impatti sulla carriera e sulla ricerca
Le conseguenze del nuovo sistema contrattuale sono allarmanti per la ricerca italiana. La stagnazione delle carriere favorisce la fuga di cervelli, mentre la competitività delle istituzioni accademiche si indebolisce progressivamente. I giovani talenti, impossibilitati a proseguire il loro percorso, vedono vanificati anni di formazione e studi.
Particolarmente preoccupante risulta l’assenza di tutele basilari come malattia, maternità e contributi pensionistici, soprattutto nelle soluzioni improvvisate come le “borse per giovani promettenti” adottate dagli atenei per tamponare l’emergenza contrattuale.
Proposte e soluzioni future
Nella lettera emergono proposte concrete come l’introduzione delle borse di assistenza alla ricerca Junior e Senior previste dal DdL 1240. Sebbene questi strumenti possano aiutare a colmare i vuoti creati dall’abolizione degli AdR, i firmatari sottolineano che tali misure potrebbero perpetuare la precarietà. I ricercatori chiedono quindi una ristrutturazione del sistema contrattuale che garantisca tutele adeguate e un chiaro percorso di carriera per i giovani talenti.