Proteste alle indicazioni nazionali: critica alla consultazione lampo

Proteste sulle indicazioni nazionali: “consultazione farsa”

La modalità di consultazione ha sollevato forti critiche da parte di numerosi esponenti del mondo educativo.
Proteste sulle indicazioni nazionali: “consultazione farsa”

Il Ministero per l’Istruzione e il Merito ha inviato alle scuole un questionario a risposte chiuse, per raccogliere i pareri sulle nuove Indicazioni nazionali pubblicate l’11 marzo scorso. La modalità di consultazione ha sollevato forti critiche da parte di numerosi esponenti del mondo educativo.

Pedagogisti di rilievo come Cristiano Corsini e Ira Vannini del Centro interuniversitario Crespi hanno definito l’iniziativa una “consultazione farsa“. A loro si sono uniti l’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici, il Centro d’iniziativa democratica insegnanti di Legambiente, il settore “Scuola e formazione” del movimento di Cooperazione educativa, “Proteo” Fare Sapere e la Società italiana di didattica della storia.

Le principali contestazioni riguardano la struttura del questionario stesso che non permette di esprimere giudizi negativi. Come evidenziato da Corsini, si tratta di “un indegno questionario che impedisce di esprimere pareri critici”. Vannini sottolinea l’assenza di finalità valutative reali, lasciando come unica opzione per il dissenso la “non risposta” o i limitati 250 caratteri per eventuali osservazioni.

Le domande

Ecco un esempio di domanda:

“L’impianto complessivo del testo:

  • appare chiaro e leggibile;
  • alcune sezioni andrebbero meglio strutturate;
  • dovrebbe essere reso più sobrio ed essenziale;
  • nessuna risposta”.

Oppure:

“Tra gli elementi in evidenza vi è la valutazione nella scuola del primo ciclo come atto di valorizzazione:

  • il paragrafo rende più chiaro l’obiettivo della valutazione nel primo ciclo;
  • dovrebbe essere più esplicito nell’indicare i mezzi e gli strumenti per valutare le competenze attese;
  • nessuna risposta”

Anche le tempistiche sono oggetto di critica: la scadenza fissata al 10 aprile impone una velocità che le associazioni definiscono “molto frettolosa” rispetto alla complessità del documento di 154 pagine, in netto contrasto con la “gestazione partecipata” che caratterizzò le precedenti Indicazioni del 2012.

Le implicazioni per il sistema scolastico

Una modalità molto contestata ad esempio da Corsini, pedagogista dell’Università “Roma Tre”:

“L’indegno questionario che impedisce di esprimere pareri critici sulle nuove Indicazioni è solo l’ultimo esempio di come l’esecutivo stia cercando di limitare la libera espressione di scuole e docenti.

La modalità di consultazione adottata dal ministero solleva quindi preoccupazioni sulla libertà di espressione all’interno del sistema educativo italiano. Limitando la possibilità di critica costruttiva, si rischia di marginalizzare voci importanti nel dibattito pedagogico nazionale.

Le associazioni denunciano un pericoloso abbandono del paradigma della complessità in favore di una visione più dogmatica dell’insegnamento. Particolarmente controversa appare la svolta verso un’enfatizzazione dell’occidentalismo e dell’identità nazionale, che secondo i critici potrebbe tradursi in un approccio storico mitologizzato piuttosto che scientifico, compromettendo lo sviluppo del pensiero critico negli studenti.

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