La situazione nelle scuole lombarde presenta un paradosso allarmante: esistono migliaia di posti disponibili per insegnanti di sostegno, ma mancano i candidati qualificati per ricoprirli. Il problema è particolarmente critico, con numeri che parlano chiaro: al concorso “Pnrr2” sono disponibili 2.036 posti per la primaria, ma solo 217 candidati si sono presentati.
Questa carenza sistematica lascia 64 mila alunni con disabilità in Lombardia, di cui oltre 21 mila nel Milanese, a rischio di non ricevere il supporto educativo specializzato di cui hanno diritto quando torneranno tra i banchi il prossimo settembre.
Il paradosso nel reclutamento
I numeri rendono evidente la gravità della situazione. In Lombardia, il concorso “Pnrr2” per il sostegno offre 2.036 posti nella scuola primaria, ma i candidati sono appena 217. La tendenza è costante: nel 2024, altro concorso con 2.019 posizioni disponibili e solo 530 aspiranti insegnanti.
Nel 2023, alla scuola dell’infanzia, su 440 posti si sono presentati 84 candidati, mentre alla primaria 171 docenti hanno fatto domanda per 4.111 cattedre. Il sistema di reclutamento, in attesa di una riforma strutturale, continua a produrre un divario sempre più ampio tra domanda e offerta, lasciando scoperte migliaia di posizioni essenziali per garantire il diritto all’istruzione.
Impatto sugli alunni con disabilità
La situazione ha un impatto diretto sui 64 mila alunni con disabilità in Lombardia, di cui oltre 21 mila nel Milanese. Particolarmente critica è la condizione nelle scuole dell’infanzia e primarie, dove molti studenti sono seguiti da insegnanti precari “prestati” al sostegno, senza la necessaria specializzazione.
Criticità dei corsi di formazione
Il sistema di formazione per docenti di sostegno presenta gravi lacune strutturali. Nonostante l’elevato fabbisogno in Lombardia, le università locali offrono un numero limitato di posti nei corsi TFA (Tirocinio Formativo Attivo).
Sommando i posti disponibili nei quattro atenei lombardi – Bicocca, Statale, Cattolica e Università di Bergamo – si raggiungono appena 1.220 posizioni, mentre singole università del Sud come quelle di Enna, Palermo o Foggia ne offrono ciascuna oltre 1.200. Questa disparità geografica non risolve il problema, poiché chi si specializza al Sud difficilmente si trasferisce al Nord, preferendo rimanere vicino a casa.
Proposte e soluzioni del sindacato
Per affrontare questa emergenza, i sindacati propongono soluzioni alternative. Massimiliano Sambruna, segretario generale Cisl Scuola Milano, suggerisce di non limitare la formazione alle sole università: “Il ministero potrebbe incaricarsene di persona, come avveniva anni fa”.
Un passo in questa direzione sono i corsi Indire promossi dal Ministero, che permetteranno di ottenere la specializzazione ai docenti precari con almeno tre anni di esperienza nel sostegno e a chi ha conseguito titoli all’estero non riconosciuti. Una misura che però sta generando polemiche, con molti che la considerano una semplice sanatoria che “forse porterà qualche numero in più, ma non è la soluzione” definitiva al problema strutturale.